All’hotel Bellevue Syrene di Sorrento, che ha appena compiuto 205 anni, c’è il più grande dipinto in collezione Correale di Terranova

03 Gennaio 2026

Il Bellevue Syrene di Sorrento, sospeso sulla scogliera dove Agrippa Postumo costruì la sua villa nel 6 d.C., celebra 205 anni di storia, arte e ospitalità mediterranea. Tra suite con vista mare, ninfei romani e il più grande dipinto della collezione Correale, l’hotel unisce lusso discreto e fascino senza tempo.

All’hotel Bellevue Syrene di Sorrento, dal canto delle sirene ai capolavori d’arte, una storia lunga 205 anni

Il Bellevue Syrene non si limita a “stare” a Sorrento: ci vive sopra, letteralmente. È appoggiato sul margine della scenografica falesia di tufo, affacciato sul Golfo di Napoli, con il Vesuvio davanti e il mare sotto. Prima di essere un hotel — dal 1820 — è stato una villa romana. Nel 6 d.C. vi arrivò Agrippa Postumo, nipote di Augusto, mandato in esilio e poi rimasto qui per scelta. Scavò nella roccia i ninfei, imparò a pescare, si affezionò al mare. Quelle cavità sono ancora lì, attraversabili, e fanno parte dell’albergo. Non come reliquie, ma come una sorta di evocativo luogo da vivere. Oggi l’hotel Bellevue Syrene di Sorrento è un cinque stelle lusso, affiliato Relais & Châteaux, con due Chiavi Michelin, cinquanta camere, spa (che ha già un progetto di ampliamento in corso), ristorante, beach club privato raggiungibile con un ascensore scavato nella roccia. Ma continua a presentarsi con un’altra formula: Benvenuti a casa. Non è una frase di circostanza. È una dichiarazione di metodo. A guidarlo sono Elsa Russo e le figlie Amelia e Adda Attanasio, insieme al general manager Claudio Napolitano. La famiglia lavora qui da generazioni, e si sente. Non c’è un’idea di lusso che passa per l’ostentazione, ma una cura quotidiana: gli spazi cambiano, l’arte entra ed esce, nulla resta fisso troppo a lungo. È nel carattere della proprietà, che punta a osservare e in caso modificare ogni minimo dettaglio con una cura sorprendente. Opere d’arte, collezioni di oggetti, tappezzerie e rivestimenti in colori energetici, pezzi di antiquariato, lampadari in Murano, preziosi arredi dal design iconico convivono armoniosamente negli spazi comuni e nelle suite, ognuna diversa dall’altra, quasi tutte con vista mare. Comun denominatore: la storia, gli affreschi, muri che raccontano millenni di leggende e ispirazioni.

Quell’accoglienza che è come un canto delle sirene

La mattina, a colazione, il pianoforte suona dal vivo. Le note arrivano leggere sulla terrazza della Villa Pompeiana, tra mosaici e affacci sul mare. Gaspare, il maître, è lì da quarantasette anni. Giacca bianca, passo calmo, memoria storica del luogo. Per molti ospiti è un punto fermo: più che un servizio, è una presenza quasi iconica. Ne avrebbe di cose da raccontare. Tra le stanze, ce n’è una che racconta meglio di altre il senso del posto: la suite Lord Astor. Ottanta metri quadri, terrazza privata, vasca idromassaggio, vista piena sul Golfo. Non è solo una camera prestigiosa: è una stanza che ha visto passare ospiti, storie, abitudini. Quando le note del pianoforte arrivano fin lì, sembra un canto delle sirene: discreto, continuo, inevitabile. D’altronde qui le sirene sono già nel nome, che dice tutto. Bellevue è una promessa mantenuta: la vista piena, frontale, sul mare e sul Vesuvio. Syrene è invece un riferimento più sottile. Secondo il mito, proprio lungo questa costa le sirene tentarono Ulisse con il loro canto. Sorrento deve a loro il suo nome antico, Surrentum. Qui il richiamo non è spettacolare, ma quotidiano: nel rumore dell’acqua sotto le terrazze, nel pianoforte che accompagna la colazione, in quella sensazione persistente che ti fa restare in un luogo più del previsto.

L’arte da vivere

L’hotel è anche un luogo dove l’arte non è solo appesa ai muri come oggetto decorativo, ma diventa parte del soggiorno stesso. “Non chiedetemi l’elenco dei pezzi più pregiati o dei miei preferiti, perché al Bellevue Syrene l’arte non entra per fare sfoggio. Arricchisco di continuo gli spazi dell’hotel come farei a casa mia: per circondarmi di bellezza”, spiega Elsa Russo, a cui fanno eco Adda e Amelia: “L’albergo non è mai uguale a sé stesso, ogni volta che nostra madre porta dei nuovi pezzi, viene ristudiata la collocazione degli altri, regalando agli ospiti un senso di sorpresa pur nella continuità di stile dell’hotel. Se però dovessimo indicare un nome, sarebbe quello di Paolo Sandulli con le sue sognanti teste di donne i cui capelli sono fatti di spugne marine”. Significativa è anche la sala interna dedicata alle stampe del celebre fotografo napoletano Mimmo Jodice.

L’anniversario e il progetto “Adotta un’opera”

Nel 2025, in occasione dei festeggiamenti per i 205 anni del Bellevue Syrene, succede qualcosa di raro: l’hotel aderisce al progetto del Museo Correale di Sorrento “Adotta un’opera” e accoglie, per la prima volta nella storia del museo, un dipinto fuori dalle sue sale. Il più grande della collezione Correale lascia temporaneamente il museo grazie a un permesso straordinario della Soprintendenza e viene restaurato dentro l’hotel, in uno spazio appositamente allestito.Il restauro è visibile. Gli ospiti possono osservare il lavoro dei professionisti, vedere l’opera cambiare giorno dopo giorno. Non è una messa in scena: è un esperimento concreto di dialogo tra ospitalità e tutela, tra vita quotidiana e patrimonio culturale. L’arte non è separata, ma condivisa.

Un flusso continuo, con il mare a fare da sfondo

Intorno, tutto continua: il Club Lounge aperto dalle 10 alle 18, lo snack servito come fosse una cucina di casa, il ristorante La Pergola con la cucina sorrentina reinterpretata, il Costiera Bar per il tramonto, la cantina scavata nel tufo con le migliori etichette. E poi il mare, sempre il mare, raggiungibile a piedi o in ascensore, con il solarium protetto, silenzioso. È qui, che chiudendo gli occhi, ci si assopisce. “A volte mi capita di vedere dei clienti addormentarsi nel dehor, magari dopo pranzo, all’ombra dei limoni, la cosa mi rende felice”, confessa Amelia Attanasio. “Vuol dire che si stanno rilassando davvero parecchio, ed è questo l’obiettivo del nostro hotel”. Dalla terrazza, dal bar, dalla roccia, quelle onde gentili, dolci o arrabbiate, ci fanno sentire, almeno per qualche istante, parte di una storia che non è finita.

Alessandra Pellegrino per
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